Nei giorni di Carnevale sul Tirreno, cronaca di Viareggio, è uscito con un articolo di Barbara Antoni con titolo eclatante ma non troppo, anzi molto azzeccato. L’argomento? Viareggio perde un altro negozio storico. Il Titolo? “Di questo passo- la Passeggiata- sarà come un qualsiasi centro commerciale”. A Viareggio sta succedendo quello che purtroppo sta accadendo un po’ ovunque: le tendenze all’omologazione spinte dal vento di un capitalismo finanziario selvaggio e da una commercializzazione che da strumento è diventata fine si fanno vedere e sentire eccome! Se andate a giro per i centri di città grandi e piccole tutto sembra tremendamente uguale: negozi di catena, di franchising, centri commerciali, una ristorazione di serie, sporcizia ovunque. Si riconoscono – Pisa, Firenze, Bologna etc-per la presenza di grandi monumenti storici che ancora non sono attaccabili o profanabili anche se qualche piccolo, minimale pertugio si sta aprendo: si pensi solo alla facilità con cui è stato distrutto il Belvedere Puccini a Torre del Lago. Così lo avevano voluto gli eredi del Maestro, coloro che lo progettarono, sostenuto da autorevoli donazioni internazionali, realizzato secondo determinate tipologie architettoniche e su uno specifico utilizzo degli spazi. Al suo posto, oggi, c’ è un luogo anonimo, una sorta di Miami Beach che contrasta con i caratteri di raccoglimento e di pace pensati a suo tempo e sostenuti da Simonetta Puccini con tanta determinazione e coraggio.
Le originalità, le tradizioni, le diversità di intere comunità tendono ad essere cancellate, rimosse, gettate in un cestino sempre più grande e ripieno. Sta succedendo anche qua da noi. Se una città perde le sue radici, le caratteristiche della sua storia, se l’imprenditoria locale viene espulsa e si favoriscono i negozi di sistema, se ci si incolonna supinamente dietro alle tendenze spontanee, se si dimenticano personaggi e figure che hanno contribuito, ciascuna con le proprie caratteristiche, allo sviluppo sociale, economico culturale e artistico la frittata è fatta. Si va ad alimentare quel grande informe Blob che oramai scorre e invade tutti i luoghi. Non è certo un problema di oggi: oramai da anni assistiamo ad una lenta, ininterrotta, progressiva omologazione, ad una sorta di identità commerciale unificata senza che ci sia stata o ci sia una adeguata reazione.
Certo ci troviamo in un tornante della storia davvero sconvolgente. La fine di un’epoca, forse di una civiltà, nella fase acuta di una grande contesa mondiale per il dominio. Una guerra che si combatte con le armi, quelle moderne, quelle tecnologicamente avanzate e sofisticate- tra non molto gli eserciti saranno fatti da robot con fisionomia e persino con pelle umana- ma anche sul terreno della concentrazione della tecnologia , sul possesso di enormi banche dati, sul dominio economico e finanziario, su imperi guidati da “oligarchi baciati da Dio” e una moltitudine di vassalli, valvassori, valvassini, molto più simili alla servitù della gleba che non ad autonomi feudatari. Guerra asimmetrica tra potenze, sotterramento degli organismi multilaterali, svuotamento delle istituzioni e messa al bando dei valori, metodi e organismi liberal democratici.
La storia dell’umanità spazzata e nascosta ben bene: alle popolazioni straccione e zombi il voto plebiscitario, ai ricchi il controllo incontrastato delle leve di comando economiche finanziarie e della ricchezza mondiale. Il filosofo Bauman lo aveva già immaginato: società liquide, turbolenze generalizzate, il consumo compulsivo, indotto e forzato attraverso le banche dati e il controllo dei sentimenti, delle esigenze e dei bisogni. Le città sono state travolte e praticamente egualizzate da un’ondata di rozzo comunismo commerciale. Tutte uguali di fronte a masse di visitatori, turisti, abitanti: stesse catene, stessi negozi, mangiatoie cittadine globalizzate: giapponese, cinese, indiano, vietnamita, coreano etc. Persino al Carnevale di Viareggio, i carri sfilano tra una doppia corsia di banchi, banchetti e banchettini: si mangia dappertutto e sostanzialmente cibi identici.

Viareggio passeggiata lungomare
A questo stato di cose si dovevano prendere le misure, si dovevano attivare controtendenze già da molto tempo. Riscoprire i nuclei di originalità cittadina, avere progetti di medio periodo, chiamare le strutture organizzate e gli enti intermedi a discutere, a ragionare sulle traiettorie da indicare per il futuro. Bisogna però partire da una consapevolezza e da una virtù. La consapevolezza che senza sognare, guardare e lavorare a un futuro diverso, è come morire, come un suicidio generalizzato: il più tragico ed esteso della nostra storia millenaria. E’ un Fentanyl iniettato a miliardi di persone che perdono per sempre quella qualità e si trasformano in zombie. La virtù: il coraggio, coraggio di guardare in faccia alla realtà e reagire, senza calcoli collaterali, riprendersi la storia, fare la storia, cambiare la realtà. Indispensabile è unire i poveri di tutto il mondo per fare la rivoluzione: condannare alle regole i turbocapitalisti, i tycon, i tecnocrati e i despoti per un mondo di pace, di giustizia, di eguaglianza e di democrazia.

Viareggio Passeggiata lungomare
Si tratta di riprendere le città, dando spazio alla creatività, alle comunità che si auto-organizzano e alle numerose esperienze associative, culturali, ai giovani e ai loro difficili tentativi di protagonismo che vi sono e continuano ad essere preziosi anticorpi. Basta solo cercare, voler cercare e si trovano! Si tratta di ripensare profondamente alle traiettorie future, a come le città, in questo caso Viareggio ma anche tutte le altre, possano far valere le loro ricche, variegate originalità.
Sono le originalità peculiari del territorio, della natura, della cultura e dell’arte, della storia che possono costituire i filoni su cui lavorare per immaginare un futuro diverso rispetto alle perniciose tendenze in atto.
di Niclo Vitelli- anticipazione articolo per la rivista Leasing Magazine del mese di aprile

Niclo Vitelli( 1954) è stato Segretario della Federazione del Pci della Versilia,
Consigliere Comunale e Assessore a Viareggio, Presidente del Festival Pucciniano
negli anni Ottanta e ha fatto parte successivamente del Consiglio di Indirizzo della
Fondazione Festival Puccini di Torre del Lago, Capogruppo del Pci al Comune di
Seravezza e Consigliere dell’Associazione Intercomunale Versilia, Dirigente alle
Relazioni Industriali al Cantiere Navale Sec di Viareggio, responsabile del CTL di
Legacoop nella Provincia di Lucca, responsabile di Lega Pesca Toscana, responsabile
delle politiche concertative di Legacoop Toscana fino al Luglio 2019 e attualmente
ricopre l’incarico di Presidente del Comitato dei Garanti nazionale di Legacoop. Nel
1995 con Pezzini Editore ha pubblicato il Libro ‘C’eravamo tanto amati’, nel Luglio
del 2016 con Edizioni Clichy-Firenze Leonardo Edizioni ha pubblicato il libro ‘Un
bel dì vedremo-Il Festival di Giacomo Puccini. Cronaca di un’incompiuta’ e
nell’aprile 2021 con Cinquesensi Editore ha pubblicato il libro ‘Hop Frog Futuro
anteriore’. Vive a Piano di Conca nel Comune di Massarosa.